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Mutui più cari: colpa del debito pubblico. E a pagare sono i soliti

Scritto il 27 ottobre 2011 da Alex.

Coppia richiede mutuoE’ arrivato il momento di dircelo. Non era più possibile aspettare. Il debito pubblico italiano, pari al 120% e uno tra i più alti d’Europa, non è un numero senza significato. Impatta sulla vita quotidiana dei cittadini. Un governo traballante, che non ha la giusta autorità in Europa ci penalizza nei mercati finanziari ma anche nella vita di tutti i giorni.

A cominciare dall’anticipo sullo spostamento dell’età pensionabile, fino a quelle micro conseguenze che siamo in grado di quantificare solo alla lunga distanza. E una di queste ha colpito – e colpirà – il mercato dei mutui (qui la nostra panoramica su quelli a tasso variabile). I dati in possesso del Crif parlano chiaro. C’è stato un vero crollo delle richieste di finanziamento. Nel mese di settembre si è assistiti a una contrazione del 23% sulle domande di mutuo rispetto allo scorso anno.

E non è solo una conseguenza della contrazione della spesa, qui entra in ballo il riposizionamento di tutto il settore creditizio. Come scrive Gino Pagliuca sul CorrierEconomia, “i tassi delle migliori offerte sono saliti di mezzo punto dalla fine di settembre, un effetto che a prima vista si può giudicare limitato, poiché comporta su 100mila euro un esborso mensile di circa 30 euro in più”, ma che a lungo andare a cosa condurrà?

Il controllo lo potete fare voi stessi. Prendete il grafico dell’Euribor di Dove Investire e confrontatelo poi con i Taeg della banca a cui volete richiedere il mutuo (sempre utile, in questo senso, la maschera di Mutui On Line). La differenza sarà lo spread percentuale.  L’inserto economico ha riunito in una tabella le offerte con gli spread più vantaggiosi per tasso fisso e variabile prendendo come orizzonte temporale i vent’anni e una somma pari a 100.000 euro.

Al top per minor spread nei mutui a tassi fissi c’è Bancoposta che offre l’1,95%, seguita da Barclays, mentre per quelli variabili il migliore si riconferma Bancoposta ma con Carige, Che banca! e Ing subito dopo al 2,20%. Questo non ha solo conseguenze sul credito, ma colpisce anche il mercato immobiliare e chi di noi vuole vendere il proprio immobile: l’aumento dei tassi e la stretta sul credito, infatti, allontanano la ripresa paventata del settore. Sono i cittadini a pagare, e sempre i soliti: chi vuole vendere un immobile di fascia alta potrà permettersi di non calare il prezzo e di non svalutarlo.

Al contrario, chi vuole vendere per esigenze di liquidità e possiede un’immobile di fascia medio-bassa, dovrà fronteggiare il calo della domanda (già al -5,3%), diretta conseguenza del calo delle richieste di mutuo (-11%), situazione consequenziale dell’innalzamento dello spread dei tassi. Un cane che si morde la coda – per il cittadino normale.
Via| CorrierEconomia, Crif, Dove Investire, Mutui On Line

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