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Investimento immobili a scopo affitto

Scritto il 18 luglio 2011 da Alex.

Oggi parliamo di un particolare tipo di investimento immobiliare: quello a reddito. Si tratta di un’astrusa categorizzazione che sta indicare quando compriamo una casa o un appartamento con il solo scopo di darlo in affitto.
Non si tratta quindi di una prima casa ma di una seconda, con la seguente perdita di tutte le agevolazioni ad essa connesse – vedi link articoli di Casa e Diritti.

Si tratta di un’opzione molto comune tra gli investitori italiani, che però deve essere accompagnata da una conoscenza approfondita su quelle che sono le caratteristiche, le difficoltà e le cose da tenere in considerazione per dare il via a questo investimento.

Come avrete capito, non si tratta di un investimento sicuro.
E’ vero, l’introduzione della cedolare secca ha permesso al proprietario di immobili di muoversi con più agilità tra le maglie del sistema, ma ci sono altri fattori – almeno due – cui non possiamo prescindere:

. l’incidenza dell’ICI
. e gli eventuali lavori di ristrutturazione, che sicuramente dovranno essere fatti quando si dà in locazione un immobile.

Quest’ultimo punto ha due facce della medaglia. L’altro lato – quello che più ci rasserena – è che qualsiasi lavoro atto al miglioramento del nostro immobile ne accrescerà il valore.

Dove orientare il nostro investimento

I consigli che si leggono in rete sono tutti corretti. Fidiamoci anche del nostro buon senso, andiamo alla ricerca di occasioni. Non deve essere solo un rigido processo scientifico e di interesse. Innamoriamoci del nostro investimento. Sarà molto utile nella fase di ristrutturazione. Gli aspetti che servono a discriminare la scelta di un immobile sono variabili: noi consigliamo di orientare, per quanto possibile, basandosi sulla classe energetica. Maggiore è – le catalogazioni per noi più vantaggiose sono la A o la B  – meglio sarà in prospettiva di installazione di un impianto di domotica.

Se invece abbiamo già individuato un appartamento nel centro storico di una città – meglio se ospita anche un campus universitario (ne parleremo a breve) – e utile orientarsi al numero di stanze. Generalmente tra le 3 e 4.

Al contrario, se è l’immediata periferia o le zone di campagna o di attrazione turistica, il consiglio è alquanto banale: puntiamo a zone dove la qualità di vita è più alta. Dove si respira buona aria, direbbero i nostri nonni. Consiglio sempre valido. Senza però disdegnare quelle zone ad alta densità ricettiva penalizzate da poco appeal di settore. Si rivalutano a ciclo continuo.

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