Panama, nuovo paradiso fiscale
“Home is where money is”, cioè la patria è dove si hanno i soldi, si può partire da questa significativa citazione di Adam Starchild per cercare di dare una definizione di “paradiso fiscale”. Questa espressione deriva dalla traduzione letteraria di “tax heaven“, tuttavia, coloro che per primi negli Stati Uniti si sono occupati di questi in maniera sistematica parlavano di “tax heaven“, cioè rifugio fiscale, sono stati i francesi ad introdurre il termine, ormai in uso, di “paradis fiscaux“. Si tratta di un concetto associato negli anni passati a traffici di malaffare e a comportamenti eccepibili sia sul piano amministrativo che su quello penale, infatti, le aziende per contrastare la “voracità” del fisco spesso ricorrono a strumenti imprenditoriali o patrimoniali ‘alternativi’, creando strutture in Paesi dove è possibile pagare meno tasse. Anzi, nell’ultimo decennio si è sempre più affermato l’utilizzo di questi ‘strumenti’, portando liberi cittadini ed imprese a guardare “oltre” il Paese di appartenenza, investendo e producendo all’estero.
Infatti, dove vige il sistema della tassazione globale ( world wide system ), il contribuente tenterà di collocare la sua residenza in Stati a bassa fiscalità in modo tale da spostare in questi Stati l’imponibilità del reddito prodotto in altri luoghi, invece, nei Paesi in cui vige il principio della territorialità, poiché non è importante il luogo di residenza, assume rilevanza il luogo dove si è collocata l’attività produttiva. Quindi, un paradiso fiscale è caratterizzato da: assenza o limitata imposizione fiscale che permette al contribuente di uno Stato di trasferirvi i propri flussi reddituali con una riduzione del carico fiscale e la possibilità di svolgere attraverso una serie di operazioni quali: dislocamento, accatastamento e integrazione.
Il dislocamento, o ‘prelavaggio’ consiste nel trasferire denaro liquido e valuta dal luogo di acquisizione in istituti finanziari di altri paesi, frazionando il capitale in tante piccole somme in modo da destare meno sospetti. La fase successiva è quella dell’accatastamento, o “rimescolamento” che rende impossibile risalire all’origine dei profitti illeciti e ciò, in parole povere, significa: assenza di trasparenza e di reciprocità nello scambio di informazioni ed elevato livello di sviluppo dei servizi finanziari off-shore.
La nuova frontiera dei paradisi fiscali sembra essere Panama. E’ notizia di questi giorni, che trasferirsi nella splendida Repubblica centro americana, sarà sempre più semplice e sicuro, a prescindere dalle numerosi leggi Panamensi che ti facilitano il passaggio, ben presto metteremo a disposizione di tutti gli interessati e aggiungo fortunati, oltre a tutti i servizi necessari per una documentazione corretta e veloce già esistente, anche una progettazione, dove il cliente attraverso al suo capitale disponibile e alle proprie esigenze, gli verrà data la possibilità di valutare una serie di proposte che comprendono casa (affitto o acquisto) e lavoro (ricerca o trasferimento del proprio).
Secondo le stime della camera di commercio panamense, sono già tremila gli Italiani che hanno optato per questo radicali cambio di vita. La crisi, si sa, aguzza l’ingegno e l’intraprendenza.
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